Uno sguardo nuovo

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

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Se il XXI secolo si convertirà, ciò avverrà per uno sguardo nuovo, per lo sguardo mistico che ha la proprietà di vedere le cose per la prima volta in una maniera inedita. Quando l’essere umano si accorgerà d’essere minacciato nella sua essenza proprio dalla cucina infernale degli apprendisti stregoni, nella sua vita dal pericolo mortale dell’inquinamento, senza parlare dell’inquinamento morale che finirà per fargli paura, egli proverà forse il bisogno d’essere salvato e questo istinto di salvezza lo condurrà, può darsi, a cercare altrove, ben lungi dai discorsi inoperanti della politica o del borbottio d’una cultura esangue, la ragione prima di quello che egli è, e non la troverà che nel ringiovanimento integrale della sua intelligenza attraverso la contemplazione, il silenzio, l’attenzione la più estrema e, per dire tutto con una parola, nella mistica, la quale non è altro che una conoscenza sperimentale di Dio.

 (A. Frossard)

 

I passi dell’amore

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

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Il cielo è ancora buio e le ombre della notte non hanno ancora ceduto il passo ai tenui e limpidi bagliori dell’aurora quando una piccola luce si accende nella casa che ospita alcuni discepoli del Signore. Poco dopo la fioca fiamma di una lanterna si muove lentamente verso il pendio che  conduce al giardino, vicino al Golgota, nel luogo in cui c’è un sepolcro nuovo dove è stato deposto in fretta è furia il corpo del Crocefisso: è Maria di Magdala che si reca a rendere omaggio al corpo del suo Signore. Nel cuore di Maria c’è tanta tristezza e le lacrime velano ancora i suoi occhi: Gesù  era stata l’unico a pronunciare il suo nome con tanta dolcezza, a valorizzare la sua persona e la sua “femminilità”, a ridarle dignità e voglia di vivere. Ma tutto era svanito sulla croce che ancora svetta, ormai vuota, sulla live altura del Golgota; le uniche tracce del dramma, della sofferenza umana di Gesù sono il sangue e frammenti di carne  ormai diventati venature del ruvido legno del patibolo che ha accolto l’ultimo grido dell’Unigenito: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.  Maria di Magdala procede celere, ha fretta; deve ripulire il corpo di Gesù, ungerlo, spalmare sui segni laceranti della flagellazione e della crocefissione gli oli aromatici e gli unguenti che preservano da una rapida putrefazione. Ma bisogna fare presto altrimenti il caldo del nuovo giorno che sta per nascere può diventare determinante per compromettere l’ultimo gesto di pietà che “chi ama” riserva “all’amato”. Infatti nei passi celeri di Maria vedo tutto l’amore declamato nei bellissimi passi del Cantico dei Cantici: : «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. `Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore’. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: `Avete visto l’amato del mio cuore?’. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò» (Ct 3,1-4). Parlando di Maria di Magdala Sant’ Alselmo sottolinea:  «non potendo più parlare con il vivente, voleva almeno piangere il morto e con il cadavere di fronte a lei voleva balbettare a mezze parole e stanca della vita la dottrina che era stata fonte di vita, da lei udita dal vivente: ed ora comprende che il corpo, che si rallegrava di poter avere per sé, era stato portato via» (ANSELMO, 101). Quella fioca luce che si dirige verso il sepolcro che risulterà vuoto è la luce dell’amore; l’Evangelista Giovanni vede in Maria di Magdala una donna capace d’amare; quelli che noi sentiamo procedere, quando ancora il buio incombe sul cuore degli uomini, sono i passi dell’amore. Per incontrare il Risorto dobbiamo percorrere, come Maria, il sentiero che conduce a un sepolcro, percorrere le strade dell’umana pietà, onorare non un tempio costruito da mani d’uomo ma il tempio dello Spirito  Santo, l’umana finitudine che la Risurrezione  aprirà all’eternità. Ma tutto comincia, e deve cominciare, dal fioco bagliore di una lampada, da un sudario e da poche libbre di olio profumato.

 Don Luciano Vitton Mea