Nasce l’aurora

  «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Nasce Giovanni, il figlio del prodigio, della gioia donata a due genitori rattristati dalla loro sterilità. Nasce come un’aurora che lascia intuire una giornata luminosa e radiosa, come anticipo della venuta del Messia. Al momento della circoncisione tutti suggeriscono al povero Zaccaria di usare un nome proveniente dalla famiglia, Elisabetta, ora non più timida e vergognosa, alza la voce e chiede di mettere al bimbo il nome assegnatogli dall’angelo. Sconcerto, imbarazzo: da quando le donne parlano e impongono un nome? Zaccaria obbedisce, finalmente. Non alla moglie, ma all’angelo di Dio, sovvertendo le regole, lasciando intendere quanto grande e quanto diverso sarà questo bambino, il profeta appassionato, l’austero asceta le…

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Le sterili

  O Radice di Iesse, che t’innalzi come segno per i popoli: vieni a liberarci, non tardare. Accogliere il progetto di Dio, accogliere il volto inatteso di Dio, dicevamo. E così, avvicinandoci a gran passi verso il Natale, incontriamo altre persone che hanno collaborato alla salvezza: la madre di Sansone e la simpatica coppia Elisabetta e Zaccaria. La sterilità caratterizza le storie di queste persone, sterilità fisica vissuta, allora come oggi, come una menomazione, come una disgrazia. Ma anche sterilità interiore, ben più diffusa di quanto si immagini, sterilità e asciuttezza dello spirito, aridità interiore. Quante persone incontro, nella mia vita di prete, che non hanno nessuna fecondità spirituale, che si accontentano di sopravvivere! Dio interviene in entrambi i casi, usa la sterilità di queste donne come opportunità per svelare la sua potenza, la sua forza, per fecondare il grembo e la vita di queste persone. Sansone e Giovanni saranno…

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La locanda

E’importante mettere nelle vicinanze della grotta una piccola locanda o una casupola con l’oste sotto il portico. E’ importante guardare l’albergo di Betlemme  troppo pieno di persone e di cose per poter ospitare Giuseppe e Maria. La locanda è un segnale importante per capire se ci stiamo preparando bene per il Santo Natale che ormai bussa alla nostra porta. Che Natale sarà? Con Gesù bambino, Maria, Giuseppe e i pastori o senza di loro? Se il nostro cuore non sarà libero dall’egoismo, dai nostri capricci, dalle troppe cose che ci circondano dovremo dire, come l’oste, “Non c’è posto per voi!”. Mancano pochi giorni e poi Giuseppe e Maria arriveranno per deporre il piccolo Gesù nel nostro cuore: facciamogli posto, prepariamoci bene!  Preghiera Signore, tu non sei una favola, un bel racconto, ma il bene e l’amore che ha iniziato a camminare con noi e per noi; sei una Parola buona,…

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La notte

Il presepio va contemplato nella penombra, quando scende la sera. Solo con l’oscurità, con il buio che stende il suo velo su tutto il creato, penetra nelle case, gioca con la fioca luce degli uomini possiamo comprendere il senso e il significato della nascita di Gesù. Il fuoco dei bivacchi acceso dai pastori risplende solo di notte; la tenue luce che illumina una povera stalla si accende quando scende la sera. Tutto avviene di notte: la nascita, la morte (si fece buio su tutta la terra) e la resurrezione di Gesù portano il sigillo dell’oscurità e della notte. Ed è giusto e naturale che il “compiuto” di Dio porti questo sigillo. Gesù non è venuto per coloro che vedono, o pensano di vedere, ma per i cechi, per coloro che sono avvolti dall’oscurità del male fisico o spirituale, per chi è relegato ai margini della storia, lontano dai riflettori della…

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