Non si dovrebbe morire.

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

la-speleologa-d0820b52-028c-4156-89e7-7737494260b0

Non si dovrebbe morire, quando ci si ama. La famiglia non dovrebbe conoscere la morte. Ci si unisce per l’eternità, e per l’eternità si dà la vita ad altre persone. La morte non è solo l’ospite che non si può evitare. Si potrebbe dire che è un membro della famiglia, un membro geloso che, quando arriva, ne allontana altri. Chiunque sia la persona che vediamo allontanarsi così, la vita ne risulta cambiata. Ogni morte lacera la carne comune. Proprio perché è preparazione alla vita, la famiglia è anche preparazione alla morte, e in questo comune appuntamento col mistero non si può sapere chi sarà il primo chiamato. Perché non ci è dato di morire insieme? Sarebbe il desiderio più vivo dell’amore, una nuova benedizione nuziale alla quale si consentirebbe con gioia. Ma il caso è molto raro. La Provvidenza ha altri fini. Alcuni sono evidenti. Altri ci sfuggono. Allora la fede è difficile. Ci si crede vittime della fatalità, e non si riflette che, anche con la morte, l’amore resta un dono insigne. In una casa ci sono disgrazie ben più gravi della morte! Quante tragedie senza che nessuno sia scomparso, e quanta tenerezza conservata nell’assenza delle persone care! La morte non è sempre una nemica. Mentre la subisce, l’amore è capace di vincerla. Vivere significa spesso separarsi; morire vuol dire invece riunirsi. Non è un paradosso: per coloro che sono arrivati all’amore più grande, la morte è una consacrazione e non una rottura. In fondo, nessuno muore veramente, perché nessuno può uscire da Dio. Colui che ci è parso arrestarsi improvvisamente continua la sua strada. È stato come voltare una pagina, mentre scriveva la sua vita. Di lui abbiamo perduto ciò che possedevamo temporaneamente; ma si possiede per l’eternità solo ciò che si è perduto. La vita e la morte non sono che aspetti diversi di un unico destino; quando vi si entra col cuore, non si distingue più.

 

Sulla via dell’universo

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

DSCN6717

Mi unirò a te: non nella foresta, né nel deserto, né dentro la mia piccola mente. Tu, o diletto, sarai mio dove sei di tutti (Tagore).

 Quando sento la gioia di questa fratellanza universale, quando aumenta in me la gioia man mano che aumentano i figli, quando ho superato ogni senso di gloria, allora sento tutta la preziosità del Padre. La più sicura rappresentazione di Dio sono i miei fratelli. Se ne manca anche solo uno non posso vedere Dio. I vecchi moralisti dicevano che il bene scaturiva da un insieme di fattori buoni, mentre per generare il male bastava un fattore cattivo, e qui ha ancora la sua dimostrazione. Perché splenda il volto di Dio devo riuscire ad amare tutti i fratelli, se ne mancasse anche solo uno non avrei più il riflesso di Dio, ma del male. Ogni scoria in questo amore può deturparmi il volto di Dio e creare in me i motivi dell’ateismo. Se riesco a mantenere purificato e integro l’amore per il prossimo, metto al sicuro anche la mia fede.