Oggi tutto tace

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

storno-al-nido-26db1148-9876-41a0-8275-064f286bf9b6

Oggi tutto tace. Contempliamo, nel silenzio del Sabato Santo, una croce vuota e un sepolcro sigillato. Tutto tace perché «il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi». Nell’icona della discesa agli inferi è rappresentato il Cristo che, vivo, discende nel regno dei morti. Le porte scardinate sono stese ai suoi piedi. Il regno della morte va in rovina perché ora vi è entrato il Vivente. La Luce penetra le tenebre per sconfiggerle definitivamente. Cristo, luminoso nelle sue candide vesti dorate, risolleva Adamo ed Eva dalla colpa. Nel sonno del Sabato Santo Gesù entra nelle profondità del mistero umano, libera la sua creatura dalla morte e la rende eterna. Visita le viscere della terra, salva non solo un popolo, non solo il presente e il futuro ma anche il passato, cioè tutta la storia, tutti gli uomini, ogni singolo uomo. Gesù è posto in un sepolcro per distruggere il “corruttibile” e rendere incorruttibile colui che era stato tratto dal fango. Ci ricorda il profeta Osea:  «O morte, sarò la tua morte, o inferno, sarò il tuo sterminio» (Os 13, 14).  E con puntiglio sottolinea San Leone Magno: “Morendo, infatti, subì le leggi della tomba, ma, risorgendo, le infranse e troncò la legge perpetua della morte, tanto da renderla da eterna, temporanea. «Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15, 22)”. La discesa agli inferi di Gesù svela anche il mistero di un Dio che scende nell’abisso del nostro nulla per distruggere la morte dell’anima, cioè il peccato; Dio visita tutti gli “inferni umani”, sana le nostre ferite, scaccia i demoni della cattiveria, ci libera dal principe del male che, per invidia, ci offre il frutto della dannazione. Sotto questo punto di vista la discesa agli inferi non è avvenuta solo nel giorno in cui il “Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano”; infatti tutte le volte che un’anima lontana dalla Grazia divina, perché oppressa dal  peso di un peccato mortale, si accosta al confessionale misticamente e realmente Gesù scende nel suo inferno e la libera dal regno delle tenebre. Si, tutte le volte che ci confessiamo, Gesù, il risorto, dice alla nostra anima: «A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura».

 

Le tempeste della vita

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

un-futuro-migliore-ddc5efb1-8ee3-4552-8039-cc9549a5f5cf

“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato …”

Comprendete l’ora della tempesta e del naufragio, è l’ora della inaudita prossimità di Dio, non della sua lontananza. Là dove tutte le altre sicurezze si infrangono e crollano e tutti i puntelli che reggevano la nostra esistenza sono rovinati uno dopo altro, là dove abbiamo dovuto imparare a rinunciare, proprio là si realizza questa prossimità di Dio, perché Dio sta per intervenire, vuol essere per noi sostegno e certezza. Egli distrugge, lascia che abbia luogo il naufragio, nel destino e nella colpa; ma in ogni naufragio ci ributta su di Lui. Questo ci vuole mostrare: quando tu lasci andare tutto, quando perdi e abbandoni ogni tua sicurezza, ecco, allora sei libero per Dio e totalmente sicuro in Lui. Che solo ci sia dato di comprendere con retto discernimento le tempeste della tribolazione e della tentazione, le tempeste d’alto mare della nostra vita! In esse Dio è vicino, non lontano, il nostro Dio è in croce. La croce è il segno in cui la falsa sicurezza viene sotto posta a giudizio e viene ristabilita la fede in Dio.

Dietrich Bonhoeffer

Egli è un cuore

Written by Don Luciano on . Posted in La Traccia

tramonto-siciliano-eb5ec585-79d8-4f56-aca3-ba28ae3abb1d

Brano Evangelico: Gv 13, 1-15   Li amò sino alla fine.

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.  Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 

Medita la parola: Egli è un cuore

Dopo aver istituito il Sacramento Eucaristico, il Sacramento dell’amore e della comunione, Gesù impartisce la sua lezione di vita più profonda, una lezione a cui tanti si sono ispirati e che realizziamo pure nelle nostre case. Unico strumento un asciugatoio: “Gesù si toglie la veste”. Togliendosi la veste Gesù si pone al di fuori di ogni funzione e di ogni stato sociale. Possiede certamente una autorità e un potere, ma vuole manifestarsi ai discepoli come persona, e soltanto come persona, senza rango sociale, senza funzione determinata. Prima di essere il maestro e il Signore, egli è un cuore che vuole incontrare cuori, un amico che vuole incontrare amici, una persona amante che desidera vivere nel cuore dei propri amici, in questo mondo del cuore, tutti gli uomini e tutte le donne sono uguali. Non esiste più alcuna gerarchia visibile indicata dal vestito. Le persone con o senza handicap visibile, poveri o ricchi, giovani o anziani, neri o bianchi, malati di AIDS o sani, tutti sono uguali, tutti hanno la stessa dignità, tutte sono persone la cui storia è sacra. Ognuno è importante, ognuno è unico. La sola gerarchia che rimane è quella dell’amore e questa rimane nascosta.